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Associazione
Culturale Amici dell’Arte di Aligi Sassu ORFEO TAMBURI Opere grafiche
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Padiglione
Neoclassico di Villa Filippini Il
2010 è stato per l'Associazione
Amici dell'Arte di Aligi Sassu un anno di commemorazione del decimo
anniversario dalla morte del nostro Maestro e allo stesso tempo del
decimo anno dalla costituzione dell'associazione. A termine di
quest'anno di eventi in onore di Sassu, vogliamo portare omaggio ad un
artista suo contemporaneo e che con lui ha diversi punti di contatto e
di confronto. Il
2010 è stato infatti anche il centesimo anniversario della nascita del
grande artista marchigiano Orfeo Tamburi (1910-1994), di cui presentiamo
le celebri litografie, serigrafie ed acquaforti di vedute urbane, in
particolare di Parigi, della Bretagna e di Milano. Orfeo
Tamburi
nasce a Jesi (Ancona) il 28 maggio del 1910. Dopo aver ottenuto la
licenza degli studi presso l’Istituto Tecnico di Jesi, nel 1927 si
trasferisce a Roma, frequentando l’Accademia di Belle Arti. Qui dal
1928 è in contatto con Scipione e Mafai, elaborando un tipico
paesaggismo urbano che risente anche della lezione di Corot e, dopo il
1940, di Cézanne. Risale al 1935 il suo primo viaggio a Parigi dove
conosce pittori, critici e poeti. Viaggia molto, in vari periodi,
ritraendo impressioni e immagini dei vari paesi che visita: Spagna,
Inghilterra, Olanda, Grecia, Stati Uniti. Nel 1947 si reca a Parigi, che
da quel momento diventa la sua città. Negli anni ’60 si segnala come
“pittore delle finestre”; continua poi con la serie delle “porte
sbarrate”, delle “crete” e “dei muri di Pompei”. Pubblica
anche vari libri, tra cui: “Incontri” 1965, “Calepini” 1968,
“Itinerari” 1970, “Quaderno del pittore” 1974, “Malaparte à
contre-jour” 1979, “Pagine di viaggio” 1980. Nel 1990 conferisce
alla Galleria Gioacchini di Ancona un mandato esclusivo per distribuire,
archiviare ed autenticare le sue opere. Muore a Parigi il 15 giugno
1994. Apertura
della mostra il 30 ottobre alle ore 17.00 Orario
di apertura: Giorni
Feriali: su appuntamento Sito
internet:
http://www.amicialigisassu.it
Omaggio
ad Orfeo Tamburi Il
2010 è stato per l'Associazione Amici dell'Arte di Aligi Sassu un anno di
commemorazione del decimo anniversario dalla morte del nostro Maestro e
allo stesso tempo del decimo anno dalla costituzione dell'associazione. A
termine di quest'anno di eventi in onore di Sassu, vogliamo portare
omaggio ad un artista suo contemporaneo e che con lui ha diversi punti di
contatto e di confronto. Il
2010 è stato infatti anche il centesimo anniversario della nascita del
grande artista marchigiano Orfeo Tamburi (1910-1994), che proponiamo qui
attraverso le sue celebri litografie, serigrafie ed acquaforti di vedute
urbane, in particolare di Parigi, della Bretagna e di Milano. Innanzitutto
è opportuno spiegare i punti in comune con Sassu, per poi approfondire le
opere in mostra e il contesto in cui vengono create dall'artista. Come
molti artisti del primo Novecento, Sassu e Tamburi furono affascinati
negli anni Trenta da quella che era la capitale artistica di quel periodo:
Parigi. E'
in questa città che nascono i movimenti d'avanguardia più importanti e
conosciuti, è qui che artisti di tutto il mondo si ritrovano a discutere
sul ruolo dell'arte, a studiare nei musei i grandi dell'Ottocento francese
come Delacroix, Gericault, gli impressionisti, e quello che è da molti
considerato il padre della pittura moderna: Paul Cezanne. Eppure
Tamburi, come Sassu, non accoglie l'influenza parigina come monumentale e
prestigiosa, non lo colpiscono le vedute più note e i principali punti di
interesse. A richiamare la sua attenzione sono la luce, il cielo, le
strade e i tetti, una quotidianità degli esterni, al contrario di una
quotidianità degli interni dei Caffè
di Sassu. Tamburi
poi, arriva a Parigi per la prima volta nel 1935, dopo quasi dieci anni di
vita e arte romana, dove sia l'architettura che la luce lo avevano portato
a una pittura di vedutismo e di percezione, vicina alla poetica dell' en
plein air degli impressionisti. Con
Parigi, l'influenza di Cezanne diviene molto forte, e come conseguenza il
piano percettivo viene affiancato da un piano intellettivo, in cui la
veduta diventa anche specchio di uno stato d'animo, di un momento di
familiarità dell'artista con un luogo, dove la luce grigiastra diventa
malinconica e nostalgica. Questa
nuova atmosfera lo attrarrà così tanto da riportarlo in questa città
nel 1947, anno in cui Tamburi si stabilirà definitivamente nella capitale
francese, nonostante i molti viaggi. Ricordiamo tra tutti quello del 1957,
in cui la rivista Fortune lo invita a ritrarre nove città statunitensi
durante un viaggio di tre mesi, nascono così opere di grande successo a
livello di pubblico e critica. In
questa mostra, oltre al nucleo principale di opere parigine, sono presenti
anche delle opere della Bretagna, molto simili a quelle della capitale
francese per quanto riguarda stile e contenuti, e due vedute di Milano. Interessante
è la differenza evidente tra le opere parigine e quelle milanesi: mentre
in Francia Tamburi preferiva dedicarsi alle strade e agli angoli meno
noti, ai luoghi della vita più umile ed intima, a Milano viene attratto
dai due più grandi simboli della città lombarda, il Duomo ed il
quartiere direzionale. Un'eccezione rispetto alle immagini delle altre
città, come a dire che lo spirito della città di Milano sia per una
volta legato proprio al suo stereotipo. Ma
non bisogna pensare che l'arte di un pittore come Tamburi si fermi a sole
vedute di città e ad una prevalenza dell'opera grafica. Tamburi
nasce come disegnatore, e anche per lui come per Sassu, il disegno è
appunto, è un modo di fermare un ricordo, un momento, una sensazione. Ed
aldilà del disegno, quando il mestiere di artista gli concede la
possibilità di permettersi tele ed oli, Tamburi è un grande colorista,
materico in uno schema geometrico, non solo nei paesaggi, ma anche negli
innumerevoli ritratti (tra cui uno del 1946 di Aligi Sassu), nelle nature
morte, nelle opere monumentali come Carnevale Romano del 1938. E
questa combinazione di geometria e colore deriva anch'essa dallo studio di
Cezanne, specie negli olii, dove anche le tonalità si avvicinano di più
a quelle cezanniane, rispetto alla grafica in cui Tamburi si distacca dal
maestro francese per adoperare colori più accesi e maggiori contrasti. Il
suo essere pittore di emozioni e di ricordi trova ulteriore conferma dal
1965, quando Tamburi inizia ad accompagnare la creazione artistica con
quella letteraria. Sono innumerevoli le testimonianze sulla sua vita,
sulle sue abitudini, sui soggetti delle sue opere. Può
essere utile a tale proposito citare una delle frasi più note di Tamburi,
che ci riassume impeccabilmente lo spirito della maggior parte delle opere
in mostra: "mi piace il grigio di Parigi. Mi riposa e mi dà la
necessaria calma al raccoglimento. La luce sale verso il cielo, è diffusa
e mette in risalto i colori, il tocco rosso di un comignolo, un manifesto
che grida... Il battello sulla Senna, un'insegna, la tenda di un negozio,
la bandiera pubblicitaria, le insegne del metrò e dei negozi, dei cinema,
i chioschi dei giornali, il tetto blu o grigio d'ardesia. Le ore non
variano a Parigi. La luce del mattino assomiglia a quella della sera. E le
stagioni anche." (Orfeo Tamburi, Opera
dipinta, 1983, p.45). Parliamo
quindi di un artista completo, eclettico e girovago, ma comunque legato
alla sua terra, al punto da trovare proprio lì, nel 1975, un sodalizio
con la Galleria Gioacchini di Ancona, che ha gentilmente messo a
disposizione l'intera selezione di grafica in mostra, e che dal 1990
mantiene l'esclusiva di archivio, autenticazione e distribuzione
dell'opera di Tamburi.
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